sabato 2 gennaio 2016

Terapie



Son  passate tre settimane e la mia prima tappa indiana sta per terminare.
Mi ero ben abituata alla sveglia mattutina, verso le 5 attacca il muezzin e subito gli rispondono alcuni uccelli molto rumorosi, uno penso che sia l’uccello della pazzia, ma canta solo una parte della  melodia che sentivo ad Auroville, comunque strilla parecchio. Poi tace il muezzin e tacciono anche gli uccelli  per un po’, ma comincia a sentirsi il traffico. Qui sotto passa una strada importante che sale verso Kumili Thekkadi e scende in Tamil Nadu. L’ho percorsa lo scorso anno con il bus.
Poi riprendono i canti, cantano anche gli uccelli più piccoli, verso le 6,15 si intravede un po’ di luce tra gli alberi e dopo 15 minuti è giorno.
Noi si esce per la passeggiata o per fare yoga. Tra il rumore del traffico si sente in continuazione una trombetta:  kuo kuo kuo kuo kuo kuo so chi è. E’ un furgoncino che vende pesce fresco e con  il suo kuo kuo kuo avvisa che sta arrivando. Ha proprio una trombetta nera come le auto di Stanlio e Ollio. Il paese è piccolo, ma nelle colline  qui intorno  ci sono diverse stradine che salgono e scendono. Tra foreste di alberi di caucciù, banani e coltivazioni di ananas, seminascoste dalla vegetazione, ci sono tante   case e belle ville. Avvertito dal kuo kuo kuo che si avvicina chi è interessato scende in strada a comprare il pesce.

I massaggi mi mancheranno:  Mam, warm is okey? Mam, pressure is okey? Sussurrano  le terapiste. Lavorano in silenzio ovviamente ma qualche domanda è d’obbligo e  meno male che il dialogo è ridotto a poche frasi, perché il più delle volte mi chiudono le orecchie con il cotone e diventa davvero difficile capire cosa mi stan dicendo.

I trattamenti sono una meraviglia, ma hanno i loro lati negativi o comunque scomodi. Quello che sto facendo ora è un trattamento nutritivo. E’ molto piacevole, con dei ponfi di tela pieni di non so che e caldissimi, mi spalmano sul corpo una poltiglia color nocciola. Il guaio è che mi fanno sdraiare sul nudo tavolaccio molto duro e fatto a schiena d’asino per fare scorrere via l’olio e in questo caso la poltiglia giallina. E’ piuttosto scomodo e dopo le prime spalmate non riesci più a fare nessun movimento perché sguich sguich sguich tutto è scivolosissimo.
One side mam,  e prova  tu a girarti di lato se ci riesci! Ma, dopo i primi tentativi falliti ho imparato a muovermi come un’anguilla. Faccio come se non avessi nè mani né piedi, mi lascio scivolare ed è anche divertente.

E’ previsto anche un ciclo di 7 giorni di maschera e massaggio al viso. A me non interessa molto, tanto le rughe ci sono,  ma questo passa il convento e me lo faccio fare. Questo lavoro è svolto dai terapisti  maschi, perché i clienti uomini sono meno delle donne e i terapisti maschi hanno quindi più tempo ‘libero’. (qui non esiste che un uomo massaggi una donna o viceversa, ma il viso è diverso, lo possono fare i maschi) .
Alcuni sono anche bravi, ma a me ne capitano due un po’ scarponi. Quello che mi mette la maschera lo fa con la cura di un muratore che mette la calce su una parete. Per di più, gli ho detto, ma non è servito a niente, di non mettermela sui capelli, la maschera va messa ad un cm di distanza dai capelli. Ok mam, invece NO si impegna moltissimo sulla fronte a non lasciare nemmeno un filo di pelle scoperta. L’unico posto dove non ci sono rughe è proprio all’attaccatura dei capelli, non serve e niente, solo a farmi impazzire quando la devo lavare via.
Dopo 20 minuti levo la maschera, ovviamente porconando per toglierla dai capelli. Subito dopo arriva quello che mi fa il massaggio al viso. Passa le mani sul viso come un rullo compressore, mi stropiccia naso bocca, occhi, tutto quel che trova, sembra che massaggi i muscoli di un pugile, io tesa come la corda di  un violino non vedo l’ora che finisca e intanto mi scappa anche un po’ da ridere. Per fortuna è velocissimo, in pochi minuti termina con un tamburellio delle dita sulle guanciotte e due schiaffetti per farmi prendere colore.

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